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I suggerimenti di chi ce l'ha fatta

Con il coach verso il successo e le abitudini vincenti

Francesco Renzelli: imprenditore, formatore e coach. Come imprenditore è responsabile di alcune attività di famiglia (che però al momento, per sua stessa ammissione, ha messo un po’ da parte). Come formatore e coach è un valido supporto a imprenditori, liberi professionisti, manager e i team aziendali. Aiuta cioè le persone a sviluppare abitudini vincenti, sia per quel che riguarda la vita personale che professionale. Alla fine queste persone saranno in grado di raggiungere risultati straordinari. Un lavoro entusiasmante, vero? Un lavoro che, prioritariamente, si rivolge agli altri, porta messaggi positivi e questi messaggi, sono contenuti nel libro “Abitudini vincenti”, un volume che in pochissimi mesi ha già scalato le classifiche di Amazon. Abbiamo quindi incontrato l’autore, perché ci illumini sulle potenzialità e su tutto quanto occorre sapere di una professione che si fa sempre più strada nel mercato del lavoro.

Partiamo dalla domanda più semplice: cos’è il coaching?

Aiutare le persone a sviluppare le potenzialità, ad eliminare alcuni tipi di interferenze interne o esterne per far emergere le risorse e le capacità, soprattutto nel momento in cui si ha bisogno di una prestazione eccellente. Il coach è il professionista in grado di fare tutto questo, di tirare fuori, analizzare, sintetizzare le capacità.

Da dove sei partito? Com’è nata questa passione che poihai trasformato in professione?

Avevo circa 20 anni e quando ho letto il libro di Carnagie DaleTrattare gli altri e farseli amici”. In quel libro ho trovato la mia passione e quindi ho cominciato il mio percorso formativo. Sono stato in America a studiare leadership da Anthony Robbins, il coach dei presidenti degli Stati Uniti, poi in Scozia e in Italia.

Oggi il mio mentore è il Dottor Cerè, che è stato l’allenatore mentale di importanti multinazionali e per cinque anni ha aumentato le prestazioni della scuderia Ferrari. Ho seguito quindi il Master internazionale in coaching ad alte prestazioni, che ha sede a Montecarlo e da studente, poi, sono diventato tutor.
Ho investito su me stesso e, in due anni, ho corso due maratone. Una con il libro, una con me stesso, perché ho iniziato a fare il lavoro che mi piaceva, ho abbandonato le certezze. Se oggi penso che sono partito con un corso di formazione non strutturato, con 25 amici, nell’azienda di famiglia ed ora ho come clienti attivi manager, imprenditori, e collaboro con professori e docenti di famose scuole italiane, mi rendo conto che è possibile fare ogni cosa se si ha un obiettivo.

Sei quindi il classico esempio di persona che…

“Se vuoi puoi”.

Quali sono le differenze tra coaching e counselor?

Il coach ti trasforma, crea per te un percorso tagliato sulle tue esigenze. In genere sono 4 i clienti del coach: il manager, il team aziendale, l’atleta o il caso singolo e, ognuno, ha le proprie caratteristiche e richieste. Il coach non è uno psicologo, non è un councelor, è una persona che ha studiato come migliorare le prestazioni attraverso degli schemi di linguaggio e la programmazione neurolinguistica, che analizza degli schemi linguistici e di comportamento ricorrenti.

Quali sono le difficoltà che incontra una aspirante coach oggi, in Italia?

La non apertura verso questo tipo di figura professionale, che è altamente specializzata ma economicamente non alla portata di tutti. Poi, ovvio, dipende dai casi: rispetto alla problematica del cliente c’è una tariffa. Alcuni servizi specifici sono creati su misura, altre volte affrontano problematiche comuni.

Parliamo un po’ del libro: cosa sono le abitudini?

Sono come un vestito che, a volte è troppo corto, a volte è troppo lungo. Sono azioni che mettiamo in atto consapevolmente o inconsapevolmente e che, tuttavia, fissano alcuni comportamenti fisici e mentali che al momento danno sicurezza ma che a lungo andare ci imbrigliano.

Quali sono invece la abitudini vincenti?

Uno schema di abitudini che ho codificato secondo una mappatura molto semplice. Il cervello è un organo servo assistito e, sono le domande che lo direzionano. Se noi rivolgiamo al cervello domande, richieste di alta qualità, otterremo risposte di qualità.

Ecco, le abitudini vincenti sono uno schema ripetitivo che rinforza i comportamenti positivi in modo da ottenere una spinta maggiore verso quello a cui tendiamo.

In tempi di crisi e di lavoro che non c’è, molti giovani e adulti sono sconfortati e demoralizzati. Quali suggerimenti possiamo dare loro?

Bisogna innanzitutto comprendere qual è il lavoro ideale, il lavoro più consono.

Come?

Può sembrare strano ma, la domanda che ci aiuta nell’idirizzare le nostre scelte è: “Cosa si vorrebbe leggere sul proprio epitaffio?” Questa domanda automaticamente ci fa comprendere due cose: che stiamo perdendo tempo e che non stiamo facendo ciò che ci piace e per cui vogliamo essere ricordati. Poi si passa alla fase della costanza. Una volta individuato il messaggio, seguirlo con costanza. E’ importante farsi delle domande, perché le risposte guidano i nostri comportamenti.

Puoi suggerire qualche domanda “da porsi” ai nostri lettori?

Sto facendo un lavoro che mi piace? Quale sarebbe la mia giornata ideale? Sto lavorando con piacere? Cosa mi serve per lavorare principalmente per me stesso?

Sono domande coraggiose…

Il coraggio serve. Se non hai questo coraggio vuol dire che qualcuno sta scegliendo per te, non è una scelta consapevole, è una scelta subita. Vuol dire “mi accontento perché è più comodo”.

In realtà oggi abbiamo molte possibilità. Possiamo lavorare in giro per il mondo, abbiamo gli strumenti e i mezzi, quindi cosa manca? Manca la volontà e il coraggio di fare la scelta.

Bisogna lavorare con onestà per capire il proprio messaggio, i propri punti di forza, quali sono le caratteristiche distintive che si hanno rispetto alle altre persone, quali sono i punti di debolezza, quali competenze mancano per entrare in quel mercato del lavoro, come rafforzare le risorse e le competenze, cambiare strategia se quella che si è sempre usata non funziona…

Tutte queste cose le troviamo nel libro?

Il libro è un percorso step by step, un manuale pratico dove in realtà bisogna lavorare un po’ su se stessi e sugli ambiti della nostra vita: il fisico, la mente, le relazioni e le abitudini dei nuovi leader. Alla fine del libro, c’è anche uno schema grafico-visuale predeterminato che pone alcune domande sulle abitudini che abbiamo e ci aiuta a cambiarle attraverso otto step.

E se invece del successo sopraggiunge la sconfitta?

Il no è il terreno del si. La capacità di avere successo è quella di ricevere tanti no, di dire tanti no. Perché devi eliminare tutto il negativo che ti fa perdere tempo. Le porte chiuse si trovano, ma in quel momento la somma dei tuoi no sta costruendo il tuo si. Mille no equivalgono a un unico grande si. Ogni giorno ci è data una nuova opportunità, per quella opportunità dobbiamo innanzitutto ringraziare appena apriamo gli occhi e poi, nelle 24 ore successive, fare fuoco, fiamme e scintille.

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