|  |  | 

I suggerimenti di chi ce l'ha fatta News

Filomena Tucci, simbolo di una generazione riconnessa

Ci accoglie con un sorriso, Filomena Tucci. Una donna con la valigia sempre pronta, l’entusiasmo, la curiosità. La voglia di farsi travolgere e di travolgere con tutto quanto è innovazione, sostenibilità, scommessa aperta sul futuro.

filomena tucciDi sé dice: “sono una facilitatrice, una persona che facilita dei processi di cambiamento”. Non è quindi un caso che, il suo curriculum figuri nell’elenco stilato nel 2011 dalla Fondazione Bellisario dei “1000 curricula femminili eccellenti”. Eppure, prima di tutto, Filomena era una neolaureata con alta probabilità (secondo le statistiche) di trovare occupazione con fatica, in quanto giovane, donna e del sud Italia, in pieno tempo di crisi economica… ma così non è stato.

Qual è stato il tuo percorso professionale e con quali ostacoli hai dovuto combattere per diventare, così giovane, responsabile clienti dell’Istituto Piepoli e persona determinate per moltissimi progetti italiani dedicati all’innovazione?

Sono un’emigrata, figlia di emigrati. Quando avevo 3 anni e, fino all’età scolare, ho vissuto in Germania con la mia famiglia. Successivamente i miei genitori hanno deciso di rientrare in Calabria, per cui il mio percorso scolastico e universitario si è svolto a Cosenza. Mi sono laureata presso l’Università della Calabria e, successivamente, è arrivata la prima proposta di lavoro… In nero!

Hai accettato?

Ho rifiutato! Sono partita per Milano e ho cominciato a lavorare da stagista nell’ufficio marketing di una nota multinazionale. Un’esperienza bellissima che però è terminata con la proposta di un secondo stage.

Ho sempre vissuto con una forte propensione al futuro, ma non posso non guardare alla situazione odierna con preoccupazione: viviamo di fronte a problemi strutturali che ancora non siamo riusciti a risolvere. Per questo dopo un PHD in filosofia politica preso per passione ho deciso di approfondire l’impegno nel sociale assumendo la direzione dell’Area sud di IASSP Istituto di alti studi strategici e politici sulla leadership di Milano che raccoglie intellettuali, politici,filosofi, umanisti e tecnici della politica sui temi dell’Italia, del futuro e delle idee per uscire dallo stallo e dalla crisi valoriale che purtroppo ha contrassegnato l’ultimo decennio. E che ha segnato negativamente le giovani generazioni, che devono riconnettersi.

Che hai accettato?

No, perché non ritenevo giusto continuare a lavorare senza un inquadramento professionale superiore allo stage pur avendo superato con successo lo stage, istituto utilissimo quando non se ne abusa. Tornata quindi giù, ho vinto una borsa di studio per un master in Puglia, nel corso del quale mi sono specializzata in ricerche di marketing. Ho vinto una seconda borsa di studio per l’estero e sono quindi andata in Repubblica Ceca, dove ho vissuto per sei mesi.

Quali sono state le difficoltà?

La lingua ceca. Lavoravo in un contesto multinazionale per cui ho usato l’inglese per coordinare personale russo, rumeno, ceco e polacco. Però la Repubblica Ceca mi ha dato tanto, mi ha insegnato l’importanza della disciplina e dell’impegno ma soprattutto il grande amore per la cultura che, in Repubblica Ceca è accessibile a tutti. Quando ho raccontato la mia esperienza alla seduta finale del Master, il presidente della commissione di allora, Nicola Piepoli, mi offrì l’occasione di lavorare presso l’Istituto Piepoli, dove lavoro ancora oggi.

E segui clienti importanti…

Si. Ho seguito dalla nascita alcuni partiti politici e sinceramente posso dire, da tecnico, che nonostante la politica sia una categoria bersagliata, esiste anche la politica onesta e le amministrazioni serie e professionali.

Nel tuo lavoro macini dati e analizzi la società. Tracciamo un disegno sull’attuale situazione del mercato del lavoro in Italia. Tinte chiare o scure?

Si parla della nostra generazione, ragazzi nati negli anni ’70, come di una “generazione perduta” rispetto al mercato del lavoro.  Le nostre generazioni sono state escluse dal mondo del lavoro ritrovandosi, ai 40 anni, in condizioni di precariato esistenziale, morale ma anche valoriale. Ma io sono ottimista e credo che grazie al web, noi, possiamo essere la ‘generazione connessa’, come spesso dice Riccardo Luna.

Siamo anche molto arrabbiati…

Ed è giusto, perché chi doveva favorire il ricambio generazionale ( parlo delle generazioni che ci hanno preceduto “i baby boomers” e che hanno vissuto il boom del benessere e anche gli anni delle “vacche grasse” del sovra indebitamento) ha riconsegnato un futuro-presente molto precario. Però, anche noi spesso ci siamo volutamente esclusi dalla partecipazione alla vita politica. La nostra generazione ha assolutamente bisogno subito di un nuovo protagonismo.

Come facciamo a riacquistare questo protagonismo, se siamo emarginati?

Sicuramente valorizzando il nostro potenziale, quello che noi abbiamo da dare. Non dimentichiamo che siamo una generazione molto più alfabetizzata e istruita di quella che ci ha preceduto e, conosciamo molto meglio i mezzi tecnologici. Con questi strumenti noi possiamo e dobbiamo creare nuova occupazione. In assoluto l’imprenditoria e la libera professione lasciano molto spazio alla nostra creatività.

Come?

Si può costruire nuovo lavoro cercando quei bisogni inespressi nel mercato del lavoro. Quei settori in cui ancora c’è poca competizione. Porto un esempio con la mia carriera. Nel 2002 mi sono specializzata in un settore che all’epoca era incomprensibile (data mining, open data, big data ecc). Ora questo settore è diventato importantissimo.
Addirittura, nell’ultima manifestazione nazionale sulla statistica sentivo dire: “ la statistica è cool”.

Con la nostra generazione è nato Internet. Questo potrebbe essere il grimaldello per aprirci delle prospettive?

Assolutamente si! W la ‘generazione C’, che è la generazione connessa. Facciamo rete attraverso internet, aiutiamoci e internetvalorizziamoci tra di noi perché funziona. Io posso testimoniarlo.
Di recente seguo da vicino molte start up sui temi dell’innovazione: quello che vedo è che noi viviamo nella società della conoscenza ed è questo il grande patrimonio dell’Italia ma principalmente del sud Italia, dove c’è grande cultura e istruzione da un lato e grande disoccupazione dall’altro. Dobbiamo quindi fare rete con le nuove tecnologie e riallacciarci alle generazioni più mature, accedere alla classe dirigente o quantomeno dialogarci per ridurre le distanze. Non è facile ma bisogna insistere e non lasciarsi abbattere da una società che in questo momento su di noi fa troppo spesso profezie negative.

Le profezie negative riguardano anche il “boom delle start-up”?

Non è tutto oro quello che luccica nel mondo delle start up, perché la start up, per sua definizione, è una nuova impresa che nasce quindi, sempre per la legge della statistica, su 100 nuove imprese che nascono 20 potrebbero avere successo le altre no.

Qual è  l’elemento che determina il successo o il fallimento di una start-up?

1) Scegliere i propri soci e collaboratori in funzione alle capacità e alle competenze. Ad esempio, la funzione commerciale, che è fondamentale per le aziende, spesso è considerata superflua. Ma questo è sbagliatissimo.
2) Molto importante, poi, è saper tenere unito il team: motivarlo, lavorare sulla buona qualità delle persone, premiare chi si impegna e, con varie logiche, stimolarle.
3) “Sentire il mercato” studiare i trend, osservare la concorrenza e formulare proposte di interesse, servizi che soddisfino problemi soprattutto: dal sociale, alla sicurezza, alla medicina, al turismo, al terziario avanzato

Molti giovani imprenditori, con buone idee, lamentano la mancanza di guide e di strumenti adeguati a fornire le giuste informazioni, nel loro compiere i primi passi. Mancanza tutta italiana?

Si, lo riscontro anche io. Però è vero anche che le informazioni ci sono: bisogna spendersi per cercarle. La verità è che noi italiani abbiamo bisogno di cambiare mentalità. Dobbiamo imparare a documentarci, a fare analisi. Le analisi aiutano a prendere decisioni importanti sia a livello professionale che personale.

Fino a che punto fare analisi ha influenzato le tue scelte?

Conoscere significa anche vedere di fronte a se gli ostacoli e cercare di superarli. Quando studiavo statistica e ho sostenuto l’esame di demografia, ho scoperto che la categoria professionale sociologica più svantaggiata in Italia, dal punto di vista dell’occupazione, era quella dei giovani e, in particolare, tra i due generi, quello delle giovani donne. Tra le aree geografiche quello del sud. Io ero giovane, donna e del sud. Ho capito quindi che dovevo impegnarmi 100 volte di più rispetto a uomini adulti che vivevano nel nord. Questo non significa che io ho stravinto su tutti i fronti, però studiare mi ha dato la consapevolezza del gap di partenza e anche gli strumenti per gestire il mio futuro colmando quel gap e poi con l’esperienza ad aiutare anche gli altri a farlo, sia nelle scelte professionali individuali che nella gestione delle aziende.

Qual è il peggior errore che uno start-upper può fare, oggi?

Non ascoltare i propri consulenti, diffidare del capitale esterno, farsi intimidire dalla paura di perdere. Ad esempio le aziende italiane fanno ancora fatica ad aprirsi al capitale esterno e a uscire dalle logiche familiari e parentali, se tu non ti apri all’esterno non cresci.
Oggi in Italia abbiamo delle buone opportunità grazie a fondi europei e nazionali, ma anche all’interesse dei privati all’innovazione: cito ad esempio Invitalia Ventures SGR (società gestione risparmio) che coinveste con venture capital privati nazionali e internazionali, per rafforzare da subito la Venture Industry e le start up innovative Italiane.

Quali sono i tuoi prossimi impegni?

Il prossimo 22-24 gennaio, a Palermo, si svolgerà il Start Up Week End Women’s edition, a cui partecipo come coach. L’invito è aperto a tutte le donne che leggono JobinUp. Per iscriversi basta compilare il format.
Il 28 gennaio invece vi invito a Roma al Senato per l’importante Convegno: “Le città del futuro e le questioni ambientali” che si svolgerà il 28 gennaio 2016, ore 10:30 presso la Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” Sala degli Atti Parlamentari del Senato in Piazza della Minerva 38, Roma. L’iniziativa é promossa da Ingreen, realtà calabrese di monitoraggio ambientale che seguo da vicino formata da ingegneri, architetti, designer, informatici ed economisti che integra i servizi d’ingegneria tradizionale con le nuove tecnologie per l’ambiente.

Ci piacerebbe tu lasciassi un messaggio. Una riflessione, un augurio ai nostri lettori.

Credo che noi possiamo essere degli agenti positivi di cambiamento, ma che la nostra forza poi diventa esponenziale se facciamo squadra e accogliamo gli insuccessi come naturale momento che per il calcolo delle probabilità può interessarci tutti non come una colpa ma una occasione di crescita. Se ci troviamo davanti una porta sbattuta in faccia, un ostacolo, una delusione professionale, una condizione di sfruttamento non significa che il nostro è un destino segnato. Accettare il rischio di fallire, digerire e poi superare il fallimento sono regole del gioco, nella start up come nella vita professionale è segno di grande maturità e soprattutto di autoironia. I fallimenti e il rischio di fallire fanno parte della vita e ti avvicinano ai risultati che vuoi raggiungere.

Letture consigliate Articoli

LASCIA UN COMMENTO

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Nome *

Email *

Website

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Formazione e lavoro sono il motore di una società attiva e propositiva. Perseguendo un principio di solidarietà, offriamo risposte reali alle vostre richieste.

Ufficio Stampa

Volete che si parli di voi, dei vostri progetti e prodotti?
Sapremo ascoltarvi e trovare le parole e i canali giusti per raggiungere il vostro target.

Conosciamo bene le dinamiche dei media e abbiamo rapporti consolidati con i principali gruppi editoriali.

Servizi:

* Individuazione mappa della notiziabilità e media strategy
* Redazione press kit e materiali redazionali
* Conferenze stampa, interviste, press tour
* Diffusione articoli e rassegna stampa
* Social media monitoring

Contattaci